Rocksound interview by Armando Autieri - October issue
La passione per l’instrosurf, da parte dei Bradipos IV, viene da lontano; “Suonavo in un gruppo garage, diversi anni fa, i Neurotics, con i quali incisi un demo — è Amerigo, bassista del gruppo a parlare — ma poi mi venne voglia di suonare musica strumentale e surf e trovai altri con la stessa idea, quindi nacquero i Bradipos IV”. Ci sono voluti sei anni per dare un seguito a “Instromania”, primo album del gruppo. Nel frattempo non sono rimasti con le mani in mano, partecipando ad alcuni sampler di genere e anche alla colonna sonora di un film italiano di culto; “Matteo Garrone stava girando ‘L’imbalsamatore’ e io lavoravo nel cast tecnico. Ci chiese un pezzo per la soundtrack, quindi suonammo ‘Mad samoan’ che sottolinea una scena in un club — dice Amerigo — e alla fine delle riprese Garrone filmò anche una specie di video, giusto per documentare una festa con il cast del film. Comunque, ‘Surf session’ ci ha messo tanto tempo a uscire perché siamo dei ‘bradipi’ davvero! Ci scherziamo sempre anche noi su questo fatto, però c’è da dire che una serie di sfighe, anche di ordine economico ma non solo, ci ha condizionato ma alla fine ce l’abbiamo fatta, per miracolo. Il titolo ‘Surf sessions’, in questo senso, ci è sembrato il più adatto, ironicamente; più che la registrazione di un album sembravano proprio dei ‘provini’, quasi infiniti, di un gruppo surf!”. Le canzoni dell’album sono molto belle e ben registrate. Quelle più rappresentative, secondo Amerigo “sono ‘Reverb gang’, che unisce la melodia dei Sixties con il ritmo del surf (per noi le ritmìche sono importanti), purché siano sostenute. Per questa ragione abbiamo dedicato l’album ai tre Ramones scomparsi, poi — continua — ‘Playa Inferno’ pensata e suonata per un ipotetico cortometraggio e che funzionerebbe, secondo noi, anche per uno spot, perché assomiglia a una soundtrack”. Uno dei pezzi migliori dell’album è ‘She Devil’s course’; “L’ha scritta il batterista, fissato con le radici del surf. È una hot rod tutta da ballare, a noi piace perché rispecchia quel sound senza-essere imitativa, ne ha preso lo spirito in chiave moderna e infine — prosegue — ‘Night on the Vesuvius’, che prende il surf e lo unisce alla melodia napoletana, con l’aggiunta della tromba, che è anche, secondo il giudizio unanime ed band, il pezzo meglio arrangiato in studio”. Ed è proprio la melodia napoletana l’ossatura dei prossimi progetti del quartetto, ovviamente unita al surf e al r’n’r; “Con Massimo Dal Pozzo della Misty Lane stiamo pensando di fare uscire un miniCD dove riprendiamo alcune canzoni della tradizione partenopea rilette in chiave surf, un po’ come fecero i Satan’s Pilgrims nell’album ‘Around the world with...’ dove si cimentavano nelle cover di alcuni brani tradizionali. Ci siamo accorti che funzionerebbe perché — conclude — il suono del mandolino, tipico della nostra zona, assomiglia moltissimo al ‘picking’ della chitarra surf e rock’n’roll”.