La
passione per l’instrosurf, da parte dei Bradipos IV, viene da lontano; “Suonavo
in un gruppo garage, diversi anni fa, i Neurotics, con i quali incisi
un demo — è Amerigo, bassista del gruppo a parlare — ma
poi mi venne voglia di suonare musica strumentale e surf e trovai altri
con la stessa idea, quindi nacquero i Bradipos IV”. Ci sono voluti
sei anni per dare un seguito a “Instromania”, primo album
del gruppo. Nel frattempo non sono rimasti con le mani in mano, partecipando
ad alcuni sampler di genere e anche alla colonna sonora di un film italiano
di culto; “Matteo Garrone stava girando ‘L’imbalsamatore’ e
io lavoravo nel cast tecnico. Ci chiese un pezzo per la soundtrack, quindi
suonammo ‘Mad samoan’ che sottolinea una scena in un club — dice
Amerigo — e alla fine delle riprese Garrone filmò anche
una specie di video, giusto per documentare una festa con il cast del
film. Comunque, ‘Surf session’ ci ha messo tanto tempo a
uscire perché siamo dei ‘bradipi’ davvero! Ci scherziamo
sempre anche noi su questo fatto, però c’è da dire
che una serie di sfighe, anche di ordine economico ma non solo, ci ha
condizionato ma alla fine ce l’abbiamo fatta, per miracolo. Il
titolo ‘Surf sessions’, in questo senso, ci è sembrato
il più adatto, ironicamente; più che la registrazione di
un album sembravano proprio dei ‘provini’, quasi infiniti,
di un gruppo surf!”. Le canzoni dell’album sono molto belle
e ben registrate. Quelle più rappresentative, secondo Amerigo “sono ‘Reverb
gang’, che unisce la melodia dei Sixties con il ritmo del surf
(per noi le ritmìche sono importanti), purché siano sostenute.
Per questa ragione abbiamo dedicato l’album ai tre Ramones scomparsi,
poi — continua — ‘Playa Inferno’ pensata e suonata
per un ipotetico cortometraggio e che funzionerebbe, secondo noi, anche
per uno spot, perché assomiglia a una soundtrack”. Uno dei
pezzi migliori dell’album è ‘She Devil’s course’; “L’ha
scritta il batterista, fissato con le radici del surf. È una hot
rod tutta da ballare, a noi piace perché rispecchia quel sound
senza-essere imitativa, ne ha preso lo spirito in chiave moderna e infine — prosegue — ‘Night
on the Vesuvius’, che prende il surf e lo unisce alla melodia napoletana,
con l’aggiunta della tromba, che è anche, secondo il giudizio
unanime ed band, il pezzo meglio arrangiato in studio”. Ed è proprio
la melodia napoletana l’ossatura dei prossimi progetti del quartetto,
ovviamente unita al surf e al r’n’r; “Con Massimo Dal
Pozzo della Misty Lane stiamo pensando di fare uscire un miniCD dove
riprendiamo alcune canzoni della tradizione partenopea rilette in chiave
surf, un po’ come fecero i Satan’s Pilgrims nell’album ‘Around
the world with...’ dove si cimentavano nelle cover di alcuni brani
tradizionali. Ci siamo accorti che funzionerebbe perché — conclude — il
suono del mandolino, tipico della nostra zona, assomiglia moltissimo
al ‘picking’ della chitarra surf e rock’n’roll”.
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